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Nuovi albi per osteopati e chiropratici? Il Conaps dice no

Chiropratici e osteopati non hanno titoli per essere riconosciuti come professionisti sanitari: è questa la posizione del Coordinamento nazionale associazioni professioni sanitarie
(Conaps) riguardo un tema su cui le polemiche sono particolarmente accese in questi ultimi giorni.
«Noi non siamo resistenti all’individuazione di nuove professioni, riteniamo però che questo processo debba avvenire secondo la normativa vigente», premette il presidente Conaps
Antonio Bortone.
 
La normativa di riferimento è l’articolo 5 della legge 43 del 2006, secondo la quale, per un’eventuale nuova professione sanitaria si individuano le evidenze scientifiche che la giustificano, se ne fa valutazione di tipo tecnico­politico all’interno della conferenza Stato­Regioni per verificare che le eventuali competenze non siano già in capo ad altre professioni già regolamentate. Ma Bortone fa rilevare che «il disegno di legge 1324 con gli emendamenti attualmente presentati in sede di XII commissione, propone un’inversione logica e cronologica: riconosce la professione dell’osteopata e del chiropratico per poi demandare al ministero della Salute di avviare l’iter secondo la legge 43/2006. Ma come? Questa legge si deve attivare proprio per verificare la sussistenza di requisiti adeguati, come del resto ci chiede l’Europa: una chiara tracciabilità dell’abilitazione professionale e una chiara formazione».
 
Ma cosa accade fuori dai nostri confini? Nei prossimi giorni, Bortone intende pubblicare un censimento effettuato da Conaps da cui, ci anticipa, emerge innanzitutto che a livello internazionale c’è poca regolamentazione ed è confinata prevalentemente su aspetti non convenzionali, quindi extra­sanitari.
«Nella stragrande maggioranza dei Paesi – spiega Bortone – non è riconosciuto l’osteopata come figura di riferimento, ma è considerata la pratica, cioè l’osteopatia non è una disciplina ma un trattamento esercitato da medici e da fisioterapisti, professionisti che svolgono pienamente attività sanitaria e hanno ritenuto per scelta di utilizzare strumenti e metodologie non
convenzionali. È, questo, anche il pronunciamento dell’Organizzazione mondiale della sanità».